MORTI SUL LAVORO – ABRUZZO TRISTE PRIMATO

DATI INAIL 2017 ANNO ESTREMAMENTE LUTTUOSO PER L’ABRUZZO

Comunicato stampa 24 gennaio 2018

Il 2017 è stato un anno estremamente luttuoso per l’Abruzzo. L’Inail, nel suo bollettino trimestrale emesso oggi, mostra che gli infortuni mortali denunciati lo scorso anno nella nostra regione sono saliti a 54. Erano 26 l’anno precedente: più che raddoppiati!

Certo, hanno pesato sul tragico bilancio le due tragedie avvenute in gennaio 2017 a Rigopiano e Campo Felice. Ma anche in quel caso, come in ogni caso, si parla di lavoratori; di persone in carne ed ossa che si erano recate al lavoro per riportare a casa lo stipendio e che invece a casa non sono più tornate. E si parla, in ogni caso, di lavoratori uccisi dall’assenza di adeguate misure di sicurezza, che nel caso di Rigopiano e Campo Felice hanno responsabilità a più livelli. E comunque, anche se quelle due tragedie non ci fossero state, i morti sul lavoro sarebbero stati molti più che nel 2016.

Pesa, inoltre, in Abruzzo, la precarizzazione del lavoro. Nel 2017 ci sono stati il 43% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, mentre, sempre rispetto al 2015, i contratti a termine sono aumentati del 39%. E la precarietà, come oramai ampiamente dimostrato, aumenta i rischi di infortunio, anche mortale.

Tanto che già dieci anni fa l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, metteva in guardia sui rischi emergenti legati alla precarietà lavorativa, in quanto – sottolineava l’Agenzia – “I lavoratori con contratti precari tendono a svolgere i lavori più pericolosi, a lavorare in condizioni peggiori e a ricevere meno formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro”. Nonostante ciò, le riforme del lavoro hanno reso ancora più estreme le forme di precarietà, fino ad arrivare a dare legittimità perfino al lavoro gratuito.

Il Jobs act, la riforma Fornero, il decreto Poletti, sono pertanto tutti provvedimenti che non solo hanno reso i lavoratori più ricattabili, ma anche soggetti a maggior rischio di infortunio. Chi ha elaborato o votato quelle norme è anche politicamente responsabile dei lutti che non si smette di registrare nel mondo del lavoro.

C’è bisogno di ridare potere al popolo!

 

 Marco FARS, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

Potere al Popolo

Carmine TOMEO, resp. Lavoro PRC-SE Abruzzo

Potere al Popolo

NON SPACCIAMO LUCCIOLE PER LANTERNE. CHI GOVERNA CON IL PD DI D’ALFONSO IN REGIONE COME A PESCARA È DALLA PARTE OPPOSTA DELLA SINISTRA DI CUI ABBIAMO BISOGNO

Anche in Abruzzo si sono tenute assemblee indette da Mdp, Sinistra Italiana, Possibile per dare vita ad un nuovo soggetto politico di centrosinistra che, come dice D’Alema, non è in alternativa nè al Pd nè a Renzi: “se avremo una forza consistente costringeremo il Pd a dialogare con noi”. Più chiaro di così!

L’operazione messa in campo ha più a che fare con i regolamenti di conti all’interno del PD che con la costruzione di una reale alternativa politica. Un’operazione da ceto politico condotta da gruppi parlamentari in gran parte compromessi con le politiche di attacco ai diritti sociali e del lavoro di questi anni, un’operazione destinata a cambiare nulla di nulla.

In Italia e in Abruzzo c’è bisogno di ricostruire un polo di sinistra antiliberista, alternativo a Pd, destra, M5S.  La sinistra di cui abbiamo bisogno è quella alternativa al PD di D’Alfonso. È certo che chi governa insieme a D’Alfonso, e con il PD dalfonsiano a Pescara, non può rappresentare la sinistra.

Un polo di sinistra sta dalla parte del mondo del lavoro, degli sfruttati, di chi lotta in difesa dei diritti di cittadinanza sociale, del diritto all’ambiente e alla salute, della scuola e sanità pubblica, contro la guerra. In una parola la sinistra o si batte per l’applicazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione o non è sinistra.

Sabato 18 novembre dal Teatro Italia di Roma è stato lanciato da movimenti, comitati di lotta e realtà di base della rete “Potere al popolo”, un percorso di cui anche Rifondazione Comunista è parte per la costruzione – insieme a forze sociali e politiche – di una lista popolare, di sinistra, antiliberista da presentare alle prossime elezioni politiche. Vogliamo costruire una sinistra popolare con chi lotta non con chi siede in giunta con D’Alfonso e ne ha condiviso programmi, metodi e candidature.

È tempo di non prendere più in giro i cittadini e di non scambiare lucciole per lanterne. La sinistra che vogliamo non siede sulle stesse poltrone occupate da D’Alfonso e i suoi vassalli.

 

Marco Fars

Segretario Regionale PRC-SE Abruzzo

Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC-SE Pescara

Video appello di lancio dell’assemblea del 18 novembre

 

HONEYWELL GARRETT: PRENDI I SOLDI E SCAPPA!

DOPO L’ITALIA LA HONEYWELL PRONTA A SPREMERE I LAVORATORI E LE CASSE DELLA SLOVACCHIA. SERVE UN SALARIO MINIMO EUROPEO PER FERMARE LE DELOCALIZZAZIONI

Comunicato stampa 16 novembre 2017

Ieri è stata data la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere ma che al tempo stesso è arrivata annunciata: la Honeywell Garrett chiude lo stabilimento di Atessa per fare le stesse produzioni in Slovacchia, dalla quale la multinazionale americana ha ricevuto quasi 20 milioni di euro.

 

Ecco le motivazioni della delocalizzazione: andare ad arraffare soldi pubblici in un altro Stato, dopo aver ricevuto milioni di euro in Italia. Parliamo di cifre enormi: oltre 4,5 miliardi di lire nel 1999 grazie ai benefici della Legge 64 del 1986; di una serie di finanziamenti con la famosa Legge 488, per un ammontare complessivo di circa 4,5 milioni di euro; 1,8 milioni di euro per credito d’imposta sfruttando la Legge 388; qualcosa come un miliardo di euro di esenzioni fiscali, beneficiate dal 1992 al 2002.

 

Ora ha deciso di andare a spremere più intensamente lavoratori laddove dove minori sono i diritti garantiti. Quando la politica delinea un sistema di regole che favoriscono il capitale e umiliano il lavoro, i casi come Honeywell o Golden Lady continueranno a verificarsi.

 

Con l’allargamento dell’Unione Europea a est bisognava introdurre un salario minimo europeo per evitare una concorrenza al ribasso tra lavoratori. Per contrastare le delocalizzazioni bisognava introdurre una legge che prevedesse che le imprese restituiscano quanto ricevuto prima di andarsene.

 

E c’è bisogno di politiche industriali e di un ruolo dello Stato a cui pare altri – vedi Francia o Germania – non rinunciano.

 

È chiaro, quindi, che non si può pretendere che i lavoratori possano da soli reggere l’urto di una delocalizzazione imposta in maniera tanto infame. I lavoratori della Honeywell hanno resistito due mesi, con uno sciopero ad oltranza e presidi permanenti. Non si poteva chiedere di più.

 

I soggetti politici e sociali, ora, non abbassino il sipario sulla vertenza Honeywell: ora c’è da trovare soluzioni che garantiscano produzioni in grado di assorbire almeno i posti di lavoro che la Honeywell sta buttando via. E soprattutto, che i lavoratori non vengano lasciati al loro destino, come già accaduto ai lavoratori della Golden Lady di Gissi.

 

Marco FARS, segretario regionale PRC-SE

Carmine TOMEO. Responsabile lavoro regionale PRC-SE

 

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