IL BILANCIO DELLA GIUNTA D’ALFONSO: MENO OCCUPAZIONE, PIÙ PRECARIETÀ!

Rispetto ai dati sull’occupazione abruzzese assistiamo sempre più ad un atteggiamento della giunta regionale che ricorda la citazione di Mark Twain: “La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione“.

È avvenuto di nuovo pochi giorni fa quando, l’assessore al Bilancio, Silvio Paolucci usava toni trionfalistici per annunciare l’aumento dell’occupazione in Abruzzo. Ma di quale occupazione parlava? Secondo le elaborazioni Istat, la nostra regione nel secondo trimestre del 2017 ci sono 21mila occupati in più rispetto al primo trimestre. Ma si tratta, a ben vedere, di occupazione precaria.

Le rilevazioni dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, che ha pubblicato oggi l’aggiornamento riferito ai primi sette mesi dell’anno, sono inquietanti. Si nota che in Abruzzo sono in calo le assunzioni a tempo indeterminato (-1.841 rispetto al 2016, -12.747 rispetto al 2015!). A crescere sono solo le assunzioni precarie, che non coincidono affatto con il numero di occupati, potendo un lavoratore essere assunto più volte in un dato periodo (crescono ovunque le assunzioni anche di un solo giorno). Relativamente al lavoro stabile (peggio dell’Abruzzo fanno solo Liguria e Lazio) nella nostra regione le assunzioni sono diminuite quasi del 10% rispetto allo scorso anno, subendo un calo più del doppio rispetto alla media nazionale (-4,5%). Insomma, finita la cuccagna degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, il lavoro precario (che in Abruzzo è sempre stato prevalente) subisce una nuova accelerata.

Si tratta di lavori malpagati, con pochi diritti e che non garantiscono alcuna tranquillità o aspettativa, visto che degli oltre 87.000 contratti precari solo 3.400 sono stati trasformati in contratti a tempo indeterminato. Insomma, quello che sta delineando la giunta abruzzese di centrosinistra per gli abitanti della nostra regione è un futuro lavorativo e di vita sempre più precario, povero e insicuro.

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

LA DISSOLUZIONE DELLA PREVENZIONE È CRIMINALE QUANTO CHI INCENDIA.

Partito della Rifondazione Comunista – Comitato Regionale Abruzzo 

Comunicato stampa 01 settembre 2017

Il fuoco che tragicamente ha attanagliato l’Abruzzo in questi giorni fa il paio con l’emergenza neve vissuta questo inverno. In entrambi i casi la quasi totale assenza di strumenti di prevenzione e pianificazione, la distruzione del welfare, la privatizzazione delle emergenze e la dissoluzione degli strumenti di tutela del nostro territorio, sono una colpa dolosa quanto l’atto criminale degli incendiari.

Fortunatamente l’autorganizzazione popolare e lo spirito della nostra gente ha lavorato per contenere i danni e non si dovrà mai smettere di ringraziare tutti coloro che sono saliti in montagna rimboccandosi le maniche. Un plauso anche ai lavoratori delle organizzazioni (vigili del fuoco, protezione civile, ecc.) impegnate senza tregua e con scarsi mezzi. L’arrivo della pioggia forse chiuderà questa immane catastrofe per la nostra terra, ma non assolve Governo e Regione dalle proprie inadeguatezze e scelte scellerate.

Di fatto la Regione per citare una nota canzone si costerna, s’indigna, s’impegna poi  getta la spugna con gran dignità” .

È chiaro ormai che l’incendio che sta devastando il monte Morrone è colpevolmente alimentato dai ritardi irresponsabili di enti e istituzioni, dalla assoluta mancanza di un piano regionale adeguato di prevenzione incendi, dalla evidente impreparazione di fronte alla emergenza e dai torbidi e diffusi interessi che ruotano intorno alla privatizzazione delle calamità.

Un quadro desolante reso drammatico dall’azione di veri e propri criminali che, pare agiscano seguendo un disegno sistematico come dichiarato dallo stesso procuratore Bellelli.

Una destrutturazione criminosa è stata quella del Corpo forestale dello Stato, che gli stessi vertici della protezione civile, arma dei carabinieri e vigili del fuoco hanno ammesso richiamando d’urgenza il personale “esperto” degli ex forestali per coordinare le squadre di volontari. Di fatto un atto di resa delle istituzioni dinanzi all’emergenza.

Se a livello nazionale è stata grave la destrutturazione del Corpo forestale, addirittura clamorosa è l’inadeguatezza della Regione. La protezione civile nazionale aveva denunciato a giugno l‘impreparazione della nostra regione vista la mancanza in Abruzzo di una flotta aerea contro gli incendi boschivi. Solo grazie alle denunce del Forum dei Movimenti per l’acqua, Nuovo Senso Civico e dei sindacati è stata firmata una misera convenzione con i Vigili del Fuoco. Da 0 si è passati a 1 elicottero!

Entrambi questi esempi illustrano chiaramente cosa si intende per dissoluzione dei sistemi di prevenzione ed emergenza, colpevolmente perseguiti tanto da centrodestra che da centrosinistra con la scusa della mancanza di soldi. Soldi che per aiutare le banche, poi, li trovano sempre.

È ridicolo che D’Alfonso pontifichi di cambiamento climatico nel mentre il suo Masterplan è un manifesto della preistoria delle infrastrutture, per la mole di investimenti su impianti di risalita e su opere non prioritarie, inutili, costose e in zone a rischio. Ci sono tanti esempi che evidenziano come l’intero Masterplan, in gran parte, al posto di prendersi cura del territorio (unica vera opera pubblica) è strutturato per continuare a ferire il territorio sprecando risorse.

Risultano, inoltre, sconcertanti a disastro in corso le supercazzole e le forzature del presidente D’Alfonso sui rimboschimenti veloci, vietati per legge nei 5 anni successivi agli eventi proprio per disincentivare il business delle piantumazioni boschive. Appare inquietante che il vertice delle istituzioni regionali non si accorga, così facendo, di correre il rischio di alimentare gli appetiti criminosi

Ci auguriamo che dopo anni di dominio di deregulation e liberismo si torni finalmente a parlare di pianificazione pubblica dell’economia e a ricostruire un intervento dello Stato sulla prevenzione tutela e salvaguardia del nostro Appennino, ad oggi abbandonato a sé stesso di fronte a terremoti, frane, neve e incendi.

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

Acqua razionata: IL PARTITO DELL’ACQUA È LO STESSO PARTITO DI STEFANIA PEZZOPANE. CHI HA MALAMENTE GESTITO LE S.P.A DELL’ACQUA IN ABRUZZO? IL PD E I SUOI SATELLITI.

Lasciano senza parole le dichiarazioni della senatrice Stefania Pezzopane, sulla carenza idrica che vive la nostra regione.

Chi in Abruzzo ha gestito la trasformazione degli ex consorzi acquedottistici in società per azioni? Spa, come ACA, SASI,SACA,RUZZO, CAM diventati nel tempo dei carrozzoni clientelari che tutto hanno fatto, fuorché investire il ricavato delle bollette nell’efficientamento della rete idrica e nella oculata gestione dell’acqua bene comune. La risposta è semplice: prima DS e Margherita, poi il Partito Democratico con i suoi satelliti, con l’aiutino degli esponenti locali del centrodestra, si sono spartiti Cda e presidenze di enti di controllo e società di gestione. Dopo un ventennio di liberismo e clientelismo il risultato è sotto gli occhi di tutti.

In venti anni di privatizzazioni della gestione dell’acqua, gli investimenti sono crollati ad un terzo di quelli fatti dalle precedenti società municipalizzate, la qualità del lavoro e dei servizi offerti è nettamente peggiorata e le tariffe sono aumentate senza soluzione di continuità. E grazie alle politiche clientelari messe in campo dal Partito dell’Acqua i cui esponenti di punta Luciano D’Alfonso ha promosso in giunta regionale, sono fioccate le inchieste dal chietino al pescarese, dalla marsica al teramano. Sarà un caso poi che il PD aquilano abbia candidato a sindaco de L’Aquila proprio il presidente della società di gestione dell’acqua?

Oltre 27 milioni di cittadini nel referendum del giugno 2011 hanno affermato che l’acqua non può essere gestita dal mercato e il mercato dev’essere escluso dall’acqua. Chi non ha permesso l’attuazione del Referendum del giugno 2011, chi non ha mai portato in discussione e approvato la legge di iniziativa popolare promossa dal Forum dei Movimenti per l’acqua? Ancora una volta il PD e il centrodestra.

Un intervento pubblico sul dissesto idrogeologico del nostro paese e un piano per il riammodernamento delle reti idriche costerebbero complessivamente 15 miliardi e produrrebbero 200.000 posti di lavoro pulito e socialmente utile. “Non ci sono i soldi” ripetono i liberisti e i vari esponenti di governo, ma intanto sono 17 i miliardi messi a disposizione per regalare Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al colosso IntesaSanpaolo che produrrà 4000 esuberi.

Ha ragione Stefania Pezzopane il problema non è passeggero e viene da lontano. Il problema è il personale politico e le idee di destra del suo stesso partito.

 

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE

Corrado Di Sante, segretario provinciale Pescara PRC-SE

Silvano Di Pirro, segretario provinciale L’Aquila PRC-SE

Carmine Tomeo, referente provinciale Chieti PRC-SE

Marco Palermo, segretario provinciale Teramo PRC-SE

 

SICCITA’: PEZZOPANE (PD), IN ABRUZZO ACQUA RAZIONATA, INVESTIRE NELLE RETI
“La siccità è già drammatica in Abruzzo. Oltre ai problemi per l’agricoltura, si registrano gravi disagi anche per i cittadini, soprattutto nei comuni costieri, dove la popolazione quadruplica nella stagione turistica. A Chieti e nel vastese l’approvvigionamento idrico è razionato, altre città resistono ma non si sa per quanto. Le cause sembrerebbero riconducibili, oltre che alla siccità, anche alle condizioni delle reti idriche. Esclusa L’Aquila, in altri comuni le condotte perdono anche il 50 per cento di quanto viene distribuito. E’ un problema comune anche in altre regioni d’Italia e che va affrontato con investimenti. Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare”. Lo dice la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, eletta in Abruzzo, che aggiunge: “Non possiamo pensare che sia un problema passeggero, a causa dei cambiamenti climatici dobbiamo affrontare la questione della crisi idrica di petto, puntando prima sull’efficienza nella distribuzione e sulla responsabilità nei consumi e poi anche sulle tecnologie che consentono il recupero. Ma bisogna agire”. Roma 25 luglio 2017

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