IL PARTITO DELL’ACQUA PRONTO A RIPRENDERSI ACA. IMBARAZZANTE SILENZIO SINISTRA ITALIANA

Acqua-3-2IL PARTITO DELL’ACQUA, 121 MILIONI DI DEBITI, PRONTO A RIPRENDERSI L’ACA.

A D’ALFONSO FANNO GOLA GLI APPALTI PER LA DEPURAZIONE E VUOL PIAZZARE IL

FEDELISSIMO LEOMBRONI, UNA VERGOGNA.

IMBARAZZANTE E COMPLICE IL SILENZIO DI SINISTRA ITALIANA.

 

I sindaci soci dell’ACA sabato 10 settembre sono chiamati in assemblea per la nomina dell’amministratore unico dell’azienda che gestisce il servizio idrico, visto che l’attuale amministratore Di Baldassare è in scadenza di mandato.

È evidente il tentativo del PDA che può leggersi sia come “partito dell’acqua” che come “partito di D’Alfonso” di riconquistare l’ACA dopo che gli stessi uomini del PD hanno prodotto nelle passate gestioni ben 121 milioni di euro e collezionato inchieste e arresti di personaggi di spicco del partito stesso.

L’uomo della provvidenza indicato direttamente da Luciano D’Alfonso è Giampiero Leombroni, uomo di fiducia del presidente che con lo stesso condivide la vicinanza con il gruppo Toto, insomma una sicurezza.

Rifondazione Comunista ribadisce il proprio deciso NO ad una simile operazione, che vedrebbe tornare l’Aca nelle mani di chi per anni ha depauperato un patrimonio pubblico immenso, trasformato il mare in una fogna e ha fatto bere a 700.000 cittadini acqua contaminata da cancerogeni come ha accertato l’Istituto Superiore di Sanità.

È davvero spudorato che invece di lavorare finalmente per una scelta di alto profilo e indipendente il PD con i suoi vassalli abbia messo insieme un’allegra brigata capitanata da Silvina Sarra, sindaca di Bolognano, moglie di Ezio Di Cristoforo, l’ultimo presidente di cda ACA targato PD arrestato per tangenti.

È davvero imbarazzante, inoltre, il silenzio di Sinistra Italiana. Si può essere così supini alla brama di poltrone e appalti del presidente della Regione?  Come si fa a non provare vergogna nel lasciare che all’Aca torni la “banda del buco”? Altro che Sprint, con l’Aca siamo al rewind.

Invitiamo Sinistra Italia a darsi una scossa, anche tra i sindaci PD ci sono malumori, quando c’è di mezzo la gestione di un bene pubblico e essenziale come l’acqua non si può amministrare nel costante ricatto.

I sindaci dovrebbero procedere alla trasformazione dell’ACA in azienda speciale di diritto pubblico e dotarla di una dirigenza competente che non abbia nulla a che fare con i gruppi che si sono sbranati l’ACA per due decenni. È quello che ha fatto il nostro sindaco Luigi De Magistris a Napoli dando applicazione alla volontà espressa dal popolo nel referendum.

La gestione del servizio idrico e della depurazione abbisogna di trasparenza e regole, non del ritorno dei soliti noti. Per questo non possiamo permettere in nessun modo che l’ACA torni nelle mani del “partito dell’acqua”, pertanto invitiamo tutte le forze sociali e sindacali a prendere una posizione netta e chiara, e i sindaci soci a mantenere la schiena dritta, sono stati eletti dai cittadini non da Luciano D’Alfonso.

Maurizio Acerbo

Segreteria nazionale Rifondazione Comunista

Marco Fars

Segretario Regionale Rifondazione Comunista

Corrado Di Sante

Segretario Provinciale Rifondazione Comunista Pescara

I SOLDI SONO PRIVATI? CERTO, QUELLI DEGLI ABRUZZESI CHE PAGANO IL PEDAGGIO!

La lettura stamane sui quotidiani abruzzesi delle argomentazioni dell’ad di Toto Ramadori non può che suscitare un misto di rabbia e ilarità.

Possibile che i Toto ci considerino così sprovveduti? Ramadori davvero si arrampica sugli specchi pur di giustificare un progetto che non avrebbe mai dovuto presentare e soprattutto che il presidente della Regione non avrebbe mai dovuto sponsorizzare. Tutto è possibile in Abruzzo visto che in un paese del Nord Europa uno come D’Alfonso con le cose venute fuori nei processi non l’avrebbero candidato neanche all’amministrazione di un condominio per il palese legame con un’impresa così influente sul territorio. Un tale palese conflitto d’interesse avrebbe dovuto indurre il presidente ad evitare di sostenere il progetto dell’azienda di famiglia.

LA MINACCIA. Ramadori minaccia e annuncia che i Toto se ne vanno se non ottengono la proroga della concessione. Un ricatto che non vedo perchè debba impensierire gli abruzzesi. Non c’è nessun altro che sa gestire un’autostrada? E se per caso l’autostrada tornasse a gestione pubblica sarebbe un dramma? D’Alfonso comunque già sta lavorando a livello europeo per ottenere proroga.

PROGETTO FANTASMA. Ramadori ci comunica che il progetto sarebbe cambiato di nuovo: un tentativo di depotenziare la protesta che monta. E un segno della mancanza di trasparenza di un’operazione sgangherata che è potuta andare avanti solo perchè i Toto attraverso D’Alfonso hanno conquistato il governo regionale.Ora che abbiamo fatto conoscere il progetto e i disastri che comporterebbe cambiano le carte in tavola. A proposito dove sono i nuovi presunti elaborati progettuali?

CAMION IN FIAMME. Il motivo per cui bisogna far lavorare la costosissima talpa di Toto e realizzare decine di km di gallerie sarebbe quello di evitare che i mezzi pesanti vadano a fuoco mentre attraversano le montagne abruzzesi. Però non ci risulta che sia venuta dagli autotrasportatori la richiesta dell’opera anzi che importanti associazioni di categoria si siano dichiarate apertamente contrarie.

LE PIRAMIDI DI TOTO. Per creare consenso in tempi di alta disoccupazione Ramadori spara un numero di occupati nel cantiere spropositato (20.000!) come se oggi si usassero le tecniche degli antichi egizi. Le gallerie le faranno con martello e scalpello? Trascineranno i blocchi di roccia con funi e carretti?

I SOLDI. Poi Ramadori tira fuori un’autentica perla: “qui si mettono capitali privati, mentre per la ferrovia sarebbe lo Stato a dover investire”. Ramadori dimentica di dire che i soldi li metteranno i cittadini con i pedaggi mica Toto che in materia (non metterci i soldi suoi) è un vero esperto. Consiglierei di verificare come Toto si è pagato la concessione autostradale.

Ultima considerazione: Tende a far apparire come esagerazione le critiche ambientaliste al progetto di Toto&D’Alfonso dipingere Ramadori come un tapino che fa il suo mestiere e che viene tacciato di essere un Attila dai soliti cattivoni. Faccio presente che il gruppo Toto non brilla certo per ambientalismo visto che è stato ed è oggetto di vari procedimenti giudiziari per reati ambientali. Anche in compagnia di D’Alfonso. Volevano far passare un viadotto sopra una riserva naturale e furono fermati solo dall’intervento di Rifondazione e del WWF. Per non parlare dei processi a Firenze per  varianti di valico e terza corsia dell’A1 fra Firenze e Bologna.
Maurizio Acerbo, segreteria nazionale Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

per contatti: 334 6934893

Gli articoli de IL CENTRO  e IL MESSAGGERO

 

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Le mani di Toto anche sull’informazione?

C’è bisogno di costruire una coalizione ambientalista, civica,
sociale, politica assai larga per difendere il nostro territorio.

L’unione fa la forza!

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