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Le Elezioni

(L’Ordine Nuovo 22 novembre 1919, anno 1 n. 27)

I risultati della lotta elettorale non modificano solo radicalmente i rapporti di forza politica (demagogica) tra il Partito socialista, il partito degli operai e contadini, e i vari partiti delle casseforti; essi modificheranno indubbiamente anche i rapporti di forza tra le istituzioni in cui si incarna la lotta di classe, in cui si incarna oggi il processo di sviluppo della rivoluzione proletaria. Questo aspetto del problema politico nel momento attuale deve specialmente attrarre l’attenzione degli operai d’avanguardia, dei rivoluzionari più consapevoli e responsabili. Il problema essenziale della rivoluzione è problema di rapporti di forza tra istituzioni: ma prima che tra istituzioni proletarie e istituzioni borghesi, è problema di forza tra le varie istituzioni stesse del proletariato.

Il costituirsi di un gruppo di centocinquanta deputati socialisti incomincia con lo spostare dai sindacati al Parlamento l’azione di resistenza delle masse operaie e contadine. I sindacati ne vengono svalutati come strumento della lotta di classe, e quindi perderanno una gran parte del loro prestigio e della loro forza d’attrazione. Se gli operai d’avanguardia non resisteranno a questo reagente dissolutore, uno degli strumenti tecnicamente più importanti della rivoluzione comunista sarà spezzato. Potrà invece avvenire una sopravvalutazione degli uomini che oggi dirigono i sindacati, le federazioni, la Confederazione del Lavoro, le cooperative, per la costituzione di consigli nazionali, o parlamenti del lavoro, o commissioni tecniche ecc. ecc.

La massa elettorale ha votato i socialisti perché si aspetta che il gruppo parlamentare risolva i problemi più urgenti e più assillanti del dopoguerra. I leaders della Confederazione non verificheranno i poteri parlamentari, non domanderanno se alle elezioni hanno solo partecipato gli operai e i contadini organizzati, come fanno per i Consigli di fabbrica, i leaders sindacalisti sono per la democrazia borghese, non per la democrazia operaia; essi cercheranno in tutti i modi di rivolgere la forza parlamentare a favore dell’azione sindacale, anzi di sostituire l’una all’altra, e passare così di vittoria in vittoria.

Lo stesso passaggio di potere potrebbe avvenire dalla direzione del Partito al gruppo parlamentare. La direzione rappresenta solo i tesserati del Partito; il gruppo rappresenterà qualche milione di elettori, e automaticamente sarà portato, non solo nella sua parte riformista e centrista (che poi si rivelerà la maggioranza del gruppo stesso) ma anche in moltissimi elementi della parte rivoluzionaria, a sopravvalutare i problemi contingenti di risoluzione immediata. La volontà di conservare l’unione tra le tendenze e le istituzioni del movimento politico ed economico del proletariato, può condurre a compromessi deleteri per la compagine rivoluzionaria del proletariato.

Per la volontà popolare, il Partito socialista è diventato partito di governo. Le masse aspettano dal Partito una azione positiva di realizzazione. Il processo rivoluzionario è giunto a una fase critica, decisiva.

Il Partito deve superare i conflitti che vanno profilandosi nel movimento socialista e proletario. Deve superarli organicamente, non con patti e promesse: essi sono nella realtà, risultano incoercibilmente dalle condizioni obbiettive e psicologiche delle masse popolari italiane, non possono essere composti, quindi, giuridicamente, sulla carta o sulle parole degli uomini di buona volontà.

Le masse popolari hanno votato i socialisti perché vogliono un governo di socialisti, perché vogliono che un governo socialista rivolga a loro vantaggio l’apparato amministrativo, giudiziario, militare e d’approvvigionamento dello Stato. Bisogna convincere queste masse che la risoluzione dei problemi tremendi del periodo attuale non è possibile fino a quando Io Stato è fondato sulla proprietà privata e sulla proprietà nazionale-burocratica, fino a quando la produzione industriale e agricola è fondata sulla iniziativa individuale, concorrentista, dei capitalisti e dei grandi proprietari terrieri. Bisogna convincerle che la soluzione radicale deve essere cercata dalle masse stesse, organizzate in modo idoneo per costituire un apparato di potere sociale, per costituire l’apparato dello Stato operaio e contadino dello Stato dei produttori. Ma non deve essere una convinzione astratta, una convinzione inerte. Il Partito deve indicare un lavoro positivo, un lavoro di ricostruzione: il Partito deve dare l’impulso perché i Consigli operai e contadini diventino carne e ossa e non rimangano morte parole di una risoluzione di congresso.

Solo attuando energicamente la costituzione dei Consigli, il Partito riuscirà a superare i conflitti che oggi si profilano minacciosi. Le masse verranno inquadrate organicamente, e si otterrà: 1. di rompere l’incanto parlamentaristico; 2. di liberare i compagni deputati da quel complesso di pressioni dirette e indirette che li imprigionerebbe e li costringerebbe, con la morte nell’anima, a prendere troppo sul serio la carica di cui li ha investiti la sovranità popolare. Il controllo sulle masse rimarrà invece al Partito, che nei Consigli otterrà indubbiamente la maggioranza dei mandati per i suoi iscritti e per i suoi simpatizzanti. I sindacati potranno diventare finalmente organi tecnici per la riorganizzazione dell’apparato industriale e agricolo, e finiranno di essere un partito nel Partito, di fare una loro politica nella politica del Partito.

Il gruppo parlamentare, con l’imponenza della sua forza, deve lottare per ottenere: 1. che siano disarmati i sicari delle casseforti; 2. che siano fondate le condizioni sufficienti e necessarie in cui la classe dei produttori possa costruire l’apparato del suo potere sociale, possa costruire gli organismi di amministrazione del capitale nazionale, coi suoi metodi e per i suoi fini.

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