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Oggi si gira l’ennesima puntata del serial Berlusconi all’Aquila.

Fin dall’inizio la strategia berlusconiana è stata quella di trasformare L’Aquila in un set televisivo e di garantire al Presidente del Consiglio il massimo di efficacia mediatica. Di qui l’inedito slogan “dalle tende alle case”.

Pazienza che le C.A.S.E. costino più di appartamenti di lusso e che la maggioranza degli aquilani siano ancora dispersi per la regione. L’importante è mostrare all’Italia e al mondo un nuovo “miracolo italiano”.

L’urbanistica d’emergenza della coppia Berlusconi & Bertolaso non si basa sull’esperienza dei precedenti interventi post- terremoto, su un’analisi della situazione reale e dell’impatto sociale, ambientale e urbanistico degli interventi, sui bisogni delle popolazioni colpite.

Gli aquilani sono soltanto delle comparse sul gigantesco set di un kolossal che il produttore Berlusconi fa pagare agli italiani.

Bisogna dire che la sceneggiatura berlusconiana si è dimostrata davvero efficace. Per svegliarsi dall’incantesimo consiglio a tutti di leggere lo studio coordinato dal Prof. Georg Josef Frisch, in collaborazione con il Comitatus Aquilanus, intitolato “Non si uccide così anche una città?”. I dubbi, le perplessità e le critiche circolati in questi mesi trovano purtroppo conferma nell’analisi degli studiosi. Il documento è fortunatamente consultabile on line sul sito del decano dell’urbanistica italiana Edoardo Salzano: www.eddyburg.it ed è stato presentato ieri a L’Aquila nel corso di un convegno. Una lettura consigliata non solo alla cittadinanza, ma soprattutto alla classe dirigente regionale finora complice o ipnotizzata.

Maurizio Acerbo, consigliere regionale PRC

L’uscita del PRC dalla giunta Cialente non è il frutto di un litigio tra Antonio Lattanzi e il direttore generale del Comune de L’Aquila: questo episodio non ha fatto altro che far traboccare un vaso già colmo. Le ragioni per cui crediamo fallito il centrosinistra che due anni fa tante speranze aveva suscitato in una comunità prostrata da nove lunghissimi anni di regno della destra, sono tutte politiche e molto profonde, e si articolano su due livelli.
Il primo livello è quello politico-amministrativo: è mancata una collegialità nelle scelte assunte da questa amministrazione, tanto che più volte ci siamo trovati ad apprendere dalla stampa o in giunta con il piatto già apparecchiato alcune scelte fondamentali per le prospettive di questa città.
Condivisione delle scelte che è mancata, tanto per fare alcuni esempi, con la nomina di Tancredi a commissario per la ricostruzione del centro storico (poi fortunatamente rientrata); nel rinnovo dei cda delle municipalizzate, con il caso emblematico della nomina di un amministratore delegato all’AFM; in molte delibere sulla programmazione urbanistica di questa città.
Rifondazione Comunista non ha mai chiesto nulla in termini di posti ed occupazione del sottopotere amministrativo: credeva, forse ingenuamente, che un sindaco con la storia politica di Cialente potesse rappresentare davvero una discontinuità con i metodi clientelari delle giunte Tempesta; ci siamo sbagliati, ed oggi dobbiamo constatare che ai vertici della macchina amministrativa ci sono sempre gli stessi nomi da 15 anni, qualunque coalizione governi, in nome di poteri più forti e difficilmente scalfibili.
Il secondo livello è quello relativo alla fase post-sisma: il sindaco è stato del tutto subalterno ed accondiscendente al modello imposto da Governo e Protezione Civile: un modello centralizzato e autoritario, che ha espropriato gli enti locali al solo obiettivo di dare risalto mediatico all’efficienza del premier. A L’Aquila sappiamo tutti come sta andando: il progetto C.A.S.E. basterà per una minoranza di cittadini rimasti senza un tetto e, se non si interviene alla svelta con nuovi M.A.P. e la requisizione delle case sfitte (proposte fin dall’inizio portate dal PRC e dai comitati cittadini), la guerra tra i poveri in atto finirà per acuirsi.
E’ sintomatico per comprendere a fondo la debolezza di proposta politica di questo centrosinistra la sciagurata ipotesi di giunta di salute (malattia) pubblica che gira in questi giorni e che pare prossima a decollare: di fronte allo stallo si risponde con il politicismo più esasperato e cioè quello di mettere dentro tutti, pur di rimanere in sella.
Al PRC il potere per il potere non interessa ed è per questo che andiamo fieramente all’opposizione.
L’Aquila, 23 Settembre 2009

Fabio Pelini
segretario provinciale L’Aquila PRC-SE

Mentre i paesi avanzati puntano sulle energie rinnovabili e calendarizzano la chiusura delle centrali nucleari esistenti, il governo Berlusconi sta procedendo con un costosissimo programma di realizzazione di nuove centrali in Italia. Invece dell’America di Obama, pare evidente che la politica energetica del governo abbia come modello l’Iran di Ahmadinejad.

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