La riforma della contrattazione nata dall’Accordo separato siglato ieri, 22 gennaio, tra Governo, Confindustria, CISL, UIL e UGL con l’esplicita contrarietà della CGIL - la più rappresentativa delle Organizzazioni sindacali nazionali - consegna i lavoratori e le lavoratrici italiane ad un sensibili abbassamento delle retribuzioni, che peraltro sono tra le più basse nell’Europa dei 15 e che hanno subito nel corso degli ultimi 5 anni il più forte taglieggiamento del loro potere d’acquisto reale.
La riforma governativo-confindustriale varata nega infatti al Contratto nazionale di categoria la possibilità di recuperare l’erosione dei salari operata dall’inflazione, dal momento che l’indice convenzionale che viene assunto a riferimento per il suo calcolo viene depurato dall’aumento dei prezzi degli energetici che, come sappiamo, sono parte grande e significativa dell’aumento generale dei prezzi.
La riforma dunque versa acqua bollente sulle piaghe che la dura crisi economica e finanziaria in atto ha aperto sulla pelle dei lavoratori italiani, esposti come sono a licenziamenti, cassa integrazione a 0 ore, processi di mobilità verso la disoccupazione, aumento continuo e incontrollato del costo della vita.
Vi sono poi altri punti inaccettabili dell’Accordo separato che preparano un forte arretramento di diritti e libertà contrattuali e sindacali ed un peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro. Dalla limitazione che la riforma prevede del diritto di sciopero nelle aziende dei servizi pubblici locali, al vincolo posto sulla contrattazione aziendale di aumenti salariali tassativamente ancorati alla produttività aziendale e, dunque, a scelte e conseguentemente possibilità per i lavoratori che sono nella sole mani dell’impresa, alla previsione dell’arbitrato per la risoluzione delle controversie sull’applicazione delle regole della contrattazione.
La CGIL, che si è opposta a questa vergognosa e cinica riforma a danno dei lavoratori, non può essere lasciata sola dalla politica nella risposta di lotta che si prepara a mettere in campo nei prossimi giorni e mesi perché abortisca il mostro concepito nell’Accordo separato.
Rifondazione Comunista chiama alla mobilitazione i propri iscritti e le proprie strutture a sostegno delle lotte sindacali che la CGIL e altro organizzazioni sindacali, a partire da quelle di base, promuoveranno sia a livello nazionale, che regionale e territoriale.
La posta in gioco è quella di far saltare questo vero e proprio patto scellerato, rendere cioè inapplicabile nei fatti il nuovo modello contrattuale e riconquistare una struttura contrattuale degna della storia dei lavoratori e del sindacato italiani.
Il Segretario regionale PRC
Marco Gelmini

