Decessi covid. Ogni giorno un terremoto come a L’Aquila e Amatrice e il Governo riapre…

QUELLO DI DRAGHI È UN RISCHIO CALCOLATO MALE: MANCATO LOCKDOWN SECONDA ONDATA E’ COSTATO OLTRE 18.000 MORTI EVITABILI.

La decisione del governo di riaprire il 26 aprile, come se avessimo i numeri di altri paesi, è una scelta sbagliata dettata da logiche politiche non sanitarie. Come hanno segnalato esperti autorevoli si tratta di “rischio calcolato male”.

Dopo un anno di pandemia abbiamo superato 100.000 morti ufficiali per SARS-COVID19, un numero  sottostimato rispetto alla reale portata della pandemia in termini di decessi diretti e indiretti, basti pensare che il 2020 è stato l’anno con più decessi assoluti dal secondo dopoguerra ad oggi con 100.525 morti in più rispetto alla media dei 5 anni precedenti (2015-2019). “Solo” 75891 censiti ufficialmente come SARS-COVID-19.

La seconda ondata in termini di vittime è stata peggiore della prima, furono 34.278 i decessi tra marzo e maggio 2020 mentre oltre 65.000, quasi il doppio, tra ottobre e marzo. Tra giugno e settembre i decessi erano stati appena 1837. Paghiamo un prezzo indegno in nome della “convivenza con il virus”, per aver accettato i diktat di Confindustria e la demagogia della destra, per il mancato lockdown come avvenne tra marzo e aprile 2020. L’Italia a colori si è rilevata inefficace per la salute, per la salvaguardia del sistema sanitario e per la stessa economia.

Nella prima ondata il picco dei decessi ufficiali per covìd è stato 969 il 27 marzo, nella seconda 993 il 3 dicembre.

Dati Ministero della Salute

Nella prima ondata dopo due mesi dal picco dei decessi, le morti giornaliere erano costantemente sotto le 100 unità fino ad azzerarsi in molte regioni durante l’estate. Nella seconda ondata dopo tre mesi dal picco e tuttora il numero dei decessi medi è stato abbondantemente sopra i 200, in questi giorni la curva è di nuovo in crescita e le cifre si attestano e superano i 300 morti al giorno ormai da quasi un mese.

Calcolando 100 giorni dopo i rispettivi picchi dei decessi (27 marzo 2020 e 3 dicembre 2020), la differenza tra la somma dei morti giornalieri è di 18.078, un numero destinato ulteriormente a crescere. Al 15 aprile 2021 la differenza è sopra quota 30.000. E’ evidente che la strategia delle zone colorate non è un lockdown e non sta evitando la terza ondata malgrado l’introduzione dei vaccini.

Il mancato lockdown ad ottobre 2020, l’Italia leopardata e la zona arlecchino, ha determinato un eccesso di mortalità oltre i numeri già intollerabili. È chiaro che c’è stata una scelta “consapevole” nel sacrificare vite umane pur di non scontentare le richieste di Confindustria. È stato scelto di costruire sui cattivi comportamenti individuali o su alcune categorie simboliche (ad esempio runner, ristoratori, operatori della cultura) l’immaginario dell’untore molto al di là di quanto scientificamente sarebbe stato lecito dire. Sia con Conte che con Draghi, il Governo e Confindustria decidono a tavolino chi vive e chi muore, siano esse imprese o lavoratori, giovani o anziani, altro che solidarietà è la ferocia del capitale. Eppure i soldi ci sono e ci dovrebbero essere per la tutela della salute prima di ogni altra cosa. Sarebbe stato possibile un intervento ben più massiccio della Bce, sarebbe stata possibile una patrimoniale sulle grandi ricchezze, è possibile effettuare scostamenti di bilancio e bilancio in deficit. Come nella prima ondata si poteva tenere aperto solo l’essenziale (al netto dei furbetti del codice Ateco) e dare un ristoro e un reddito dignitoso al paese fermo, per un nuovo vero lockdown. Dove la pandemia è scomparsa e la vita è ripresa a pieno regime è perché in quei paesi si sono praticate chiusure vere non pasticci a colori.

Oggi con un numero elevato di decessi e quindi anche contagi, rischiamo di vanificare anche la lentissima campagna vaccinale e di essere travolti dalle varianti. Il virus corre troppo veloce, i tracciamenti sono saltati, il personale sanitario continua ad essere numericamente insufficiente e comprensibilmente sfinito davanti a numeri di decessi più simili ad una carneficina che ad un’emergenza sanitaria. Se vogliamo davvero metterci alle spalle questo virus ed evitare di continuare a contare i morti come se ogni giorno ci fosse il terremoto de L’Aquila o quello di Amatrice servono scelte responsabili non riaperture demagogiche. È evidente che si fanno scelte sulla base del calcolo dei voti non su quello dei morti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Pasqua e Pasquetta Italia zona rossa. Piazze e parchi chiusi ma negozi e supermercati aperti.

 

LE APERTURE NEI FESTIVI UNA FOLLIA OLTRE LA PANDEMIA

A Pasqua e Pasquetta potremmo ritrovarci all’interno di un paradosso folle, insensato e pericoloso. L’Italia in zona rossa, con sindaci e prefetti che si affrettano a chiudere piazze e parchi pubblici mentre la normativa vigente consentirebbe alle attività commerciali: negozi, discount, supermercati e ipermercati del settore alimentare (anche all’interno dei centri commerciali), catene dell’elettronica, ferramenta, negozi di abbigliamento per bambini, articoli sportivi ecc di rimanere aperti in quanto “essenziali” e grazie anche alla liberalizzazione delle aperture nei giorni festivi.

Non c’è alcuna ragione per cui le attività commerciali rimangano aperte a Pasqua e Pasquetta, non c’è alcuna ragione per cui lo siano normalmente figuriamoci dentro una pandemia, che  in Italia uccide ancora oggi 300 persone al giorno.

Chiediamo, come avvenuto lo scorso anno, che il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio con propria ordinanza decreti la chiusura di tutte le attività commerciali a Pasqua e Pasquetta su tutto il territorio regionale. Una scelta da prendere celermente in modo da dare tutto il tempo alla cittadinanza di organizzarsi.

Insieme ai sanitari, le lavoratrici e i lavoratori del commercio in particolare del settore alimentare dopo un anno di emergenza non si sono mai fermati, il paese intero dovrebbe essere riconoscente a chi pur con contratti precari, con ridotte tutele, sottoposti a iper-sfruttamento non ha fatto mai mancare la propria abnegazione per mantenere aperti negozi e supermercati. Una categoria quelle delle commesse e dei commessi a stretto contatto con il pubblico che vergognosamente tutti i piani vaccinali, regionali e nazionale, hanno dimenticato.

Rifondazione Comunista si è sempre battuta contro il far west delle aperture e degli orari. La totale liberalizzazione è stata votata da centrodestra e centrosinistra durante il governo Monti. Anche durante questa emergenza abbiamo rilanciato più volte le preoccupazioni e le richieste dei lavoratori del commercio.

Che fine ha fatto proposta del M5S sulla riduzione drastica delle aperture nei festivi? Al governo bisogna fare il cambiamento, predicarlo non basta, altrimenti si finisce solo di conservare la poltrona.

Rifondazione chiede al Parlamento a gran voce di cancellare la norma che consente alle catene commerciali, ipermercati e supermercati mano libera sulle aperture domenicali e festive. Basta con l’iper-sfruttamento dei lavoratori della grande e media distribuzione, un iper-liberismo che ha determinato la crisi dei piccoli esercenti e distrutto i legami sociali. Quei legami che a maggior ragione dovremmo saper ricostruire dopo l’emergenza covid19.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

No Delivery Day. Rifondazione e Giovani comunisti/e sostengono lo sciopero dei riders di venerdì 26 marzo e invitano i cittadini a non utilizzare i servizi a domicilio per l’intera giornata.

No Delivery Day-  a Pescara meeting- point ore 17 piazza salotto.

Rifondazione Comunista e le/i Giovani Comuniste/i sostengono lo sciopero che è stato indetto delle lavoratrici e dei lavoratori della rete “RiderXiDiritti”, che coinvolge riders di più di 30 città italiane. Per domani venerdì  26 marzo è stato proclamato il blocco del servizio di food delivery in tutto il Paese.

Una decisione importantissima che esprime la volontà delle lavoratrici e dei lavoratori del  settore di non accettare più condizioni di lavoro insopportabili, frutto di un sistema in cui come dimostrato da diverse inchieste della magistratura, paghe da fame e sfruttamento estremo si accompagnano a illegalità di tutti i tipi: decurtazioni dei compensi, caporalato, elusione fiscale, non rispetto delle norme sulla sicurezza e perfino confisca delle mance. Come se ciò non fosse sufficiente, assistiamo nella nostra città a vere e proprie ritorsioni nei confronti dei/lle riders che hanno organizzato lo sciopero dello scorso 7 marzo, i/le quali si sono visti/e annullare le commissioni dalla catena McDonald’s, costretti/e quindi a regalare il proprio tempo in attesa di ordini che sono stati puntualmente disdettati.

Abbiamo accolto positivamente i pronunciamenti della magistratura che hanno dichiarato i riders lavoratori subordinati a tutti gli effetti e ingiunto alle aziende di assumerli tutti, sono ben 60 mila, “applicando contratti adeguati”.

Riteniamo  invece vergognosa  la latitanza del governo che  nemmeno di  fronte a forme estreme di sfruttamento come questa, si decide ad abolire le leggi neoliberiste che hanno trasformato il mercato del lavoro in un bazar di braccia usa e getta senza tutele e senza diritti.

Rifondazione sostiene i lavoratori determinati a proseguire la lotta fino a quando non vedranno riconosciuti “istituti contrattuali fondamentali come la malattia, le ferie, il congedo parentale, la paga oraria per por fine al ricatto del  cottimo, il Tfr, un monte ore minimo garantito e i diritti sindacali

Invitiamo le/i cittadine/i a esprimere la loro solidarietà con la giusta lotta dei riders non utilizzando nessun servizio di consegna a domicilio tramite app per tutta la giornata del 26 e condividendo gli hashtag del blocco del consumo (#peoplebeforeprofits #il26nonordino) per coinvolgere il maggior numero possibile di persone, nonchè a partecipare al presidio  “No delivery day” indetto dal Nidil ((Nuove Identità di Lavoro) CGIL per domani venerdì 26 marzo a partire dalle 17  in Piazza Salotto a Pescara.

Corrado Di Sante, segretario provinciale PRC-SE Pescara

Francesco Belfiglio, Giovani Comuniste/i Pescara

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