TROPPE PERSONE SENZA CASE TROPPE CASE SENZA PERSONE GIORNATA INTERNAZIONALE “SFRATTI ZERO”

Il 10 ottobre è dal 2012 in Italia la Giornata Nazionale Sfratti Zero che si inserisce all’interno del mese internazionale Sfratti Zero, promossa da 15 anni dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti (www.habitants.org). In Italia siamo giunti alla VI edizione.

Si tratta di un evento nell’ambito della lotta per il diritto alla casa che non ha eguali in Italia e che ogni anno intende, con un’azione coordinata, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione sfratti e più in generale sulla precarietà abitativa, denunciando come in Italia da parte del Governo, di Regioni e Comuni la questione abitativa non è intesa come una priorità nell’agenda politica. Eppure in Italia i dati sono terrificanti: nel solo 2016, ultimo dato ufficiale disponibile le sentenze di sfratto sono state 61.718 e di queste ben 54.829 per morosità incolpevole, le richieste di esecuzione sono state 158.720, gli sfratti eseguiti con la forza pubblica sono stati 35.336.

La provincia di Pescara è una tra le province con il più alto rapporto tra sentenze di sfratto e famiglie abitanti, una sentenza ogni 219 famiglie ovvero una sentenza di sfratto ogni 42 famiglie in locazione. Questa è la situazione nelle altre province: Modena a una sentenza di sfratto ogni 172 famiglie ovvero ogni 34 famiglie in locazione; Barletta/Andria/Trani 1/181 ovvero una sentenza di sfratto ogni 36 famiglie in locazione; Imperia:1/234 ovvero una sentenza di sfratto ogni 46 famiglie in locazione; Prato: 1/237 ovvero una sentenza di sfratto ogni 47 famiglie in locazione; Savona: 1/239 ovvero una sentenza di sfratto ogni 48 famiglie in locazione; Torino: 1/ 241 ovvero una sentenza di sfratto ogni 48 famiglie in locazione; Cosenza: 1/251 ovvero una sentenza di sfratto ogni 50 famiglie in locazione; Taranto: 1/267 ovvero una sentenza di sfratto ogni 53 famiglie in locazione; Rimini: 1/ 276 ovvero una sentenza di sfratto ogni 55 famiglie in locazione; Roma: 1/ 279 ovvero una sentenza di sfratto ogni 56 famiglie in locazione. Si tratta di dati che con tutta evidenza parlano di una questione nazionale non solo riferibile alle sole grandi aree urbane.

Il Governo, le Regioni e i Comuni hanno risposto agli sfratti e alle 650.000 famiglie nelle graduatorie, con l’azzeramento del fondo contributo affitto, con la riduzione nel 2017 a soli 11 milioni di euro disponibili del fondo morosità incolpevole; con l’assenza completa di programmi di aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica: l’emergenza delle palazzine di Via Lago di Borgiano è un caso emblematico.

L’Unione inquilini e Rifondazione Comunista rilanciano la proposta di riutilizzo degli immobili pubblici e privati ad uso abitativo, attraverso il recupero e l’autorecupero. attuando e rendendo l’intervento strutturale, in base a quanto previsto dalla quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge sblocca Italia e dalla circolare del Ministro Minniti del 1 settembre 2017. È quindi necessario abbandonare le politiche emergenzialiste, le guerre tra poveri, fino ad oggi attuate che hanno solo portato ad uno spreco immane di risorse pubbliche senza intaccare minimamente la domanda che viene dal fabbisogno reale.

Nella nostra regione e nella nostra provincia, di fronte ad uno spropositato patrimonio immobiliare vuoto frutto della speculazione edilizia, è raccapricciante il tentativo di trasformare ad uso abitativo garage e cantine, luoghi altamente rischiosi in caso di alluvioni. Servono al contrario azioni concrete, introducendo una tassazione fortissima e progressiva per gli immobili sfitti, con la possibilità per i sindaci di poter attivare lo strumento della requisizione nelle situazioni di più acuta sofferenza abitativa.  Per rispondere al bisogno di centinaia di famiglie non abbiamo bisogno di sanatorie per i soliti furbetti.

 

Walter Rapattoni

Unione Inquilini – Segreteria Nazionale

Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC Federazione di Pescara

HATRIA: SPECULAZIONE FINANZIARIA SULLA PELLE DEI LAVORATORI

Comunicato stampa 4 ottobre  2017

Il presidio dei lavoratori con il sostegno delle Brigate di solidarietà Attiva -Abruzzo

INACCETTABILE LA PREPOTENZA E L’ARROGANZA DELLA SOCIETÀ COBE CAPITAL

 

È inaccettabile la prepotenza e l’arroganza della società CoBe Capital, che nel 2014 ha acquisito la Hatria, di perseguire i suoi piani di ristrutturazione aziendale caricandoli esclusivamente sulle spalle dei lavoratori.

Dopo anni di sacrifici dei dipendenti Hatria, pagati con riduzioni della busta paga accettando ammortizzatori sociali e contratti integrativi firmati al ribasso, ora si pretende da loro di accettare senza fiatare la riduzione del personale di 55 unità. Significherà 55 famiglie senza uno stipendio, che dovranno barcamenarsi alla ricerca di una nuova occupazione in un’area già depressa dell’Abruzzo e che ha già subito pesantemente gli effetti della crisi.

Il governo regionale guidato da D’Alfonso ha gettato l’Abruzzo nelle ultime posizioni in Italia per occupazione e nelle spire della precarietà.

Alla Hatria di Sant’Atto i licenziamenti sarebbero evitabili, se solo la CoBe Capital avesse il buon senso di tenere conto delle proposte dei lavoratori e dei sindacati.

Ma evidentemente in questo caso, come capita sempre in casi in cui un fondo finanziario acquista un’impresa, dietro la parola “ristrutturazione” usata per far digerire l’acquisizione aziendale e far credere in un rilancio produttivo, si nasconde in realtà un fine speculativo.

Bene fanno i lavoratori a resistere a questa operazione con la quale a guadagnarci sono solo cinici speculatori, che dopo aver acquisito la Hatria al prezzo di un caffé, senza aver fatto uno straccio di investimento, sacrificano sull’altare del profitto l’occupazione di 55 lavoratori.

Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori e dei sindacati in lotta per il sacrosanto diritto al lavoro.

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Marco Fars, segretario regionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Carmine Tomeo, responsabile lavoro regionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

ATESSA(CH): CON I 420 LAVORATORI HONEYWELL PUGNALATI ALLE SPALLE DALLA MULTINAZIONALE E DAL GOVERNO

Comunicato stampa 27 settembre 2017

Questa mattina abbiamo partecipato alla manifestazione davanti allo stabilimento Honeywell di Atessa (Ch). I lavoratori da 8 giorni sono in sciopero e presidiano i cancelli. Nello stabilimento della multinazionale Honeywell Garrett, 420 lavoratori producono ogni anno più di 700 mila turbo e oltre 1.600.000 rotori. In quello stabilimento ci sono stati investimenti per milioni di euro anche con fondi pubblici; e poi soldi pubblici per finanziare la cassa integrazione negli anni scorsi, flessibilità dei lavoratori per andare incontro alla flessibilità della produzione ed i loro sacrifici per ottenere il premio come miglior stabilimento europeo per organizzazione del lavoro secondo i parametri Honeywell di produzione snella ed efficiente.

Tutto questo non è bastato alla dirigenza Honeywell che intende chiudere lo stabilimento di Atessa senza nemmeno dichiararlo ufficialmente. La multinazionale  scarica i lavoratori nonostante i sacrifici imposti quando si diceva loro che servivano flessibilità e dedizione per mantenere in efficienza lo stabilimento.

Alla multinazionale non sono bastati 2 piani di esuberi che hanno interessato 115 lavoratori e 7 piani di ammortizzazioni sociali, con cassa integrazione e messa in mobilità. Ora vogliono il sacrificio estremo: l’accettazione della chiusura di una fabbrica che i lavoratori hanno reso fiore all’occhiello della produzione in Italia per spostate tutto in Slovacchia, dove più facile è lo sfruttamento dei lavoratori, costano meno e la multinazionale usufruisce di nuovi incentivi pubblici. Hanno allargato l’Unione Europea all’est consentendo aiuti di stato con cui la multinazionale ha realizzato il suo nuovo stabilimento e senza introdurre un salario minimo europeo per contenere competizione al ribasso sui salari. Le delocalizzazioni sono favorite da un quadro di regole a favore del capitale e contro il lavoro.

Non ci sono giustificazioni alla scelta disonesta dei massimi dirigenti Honeywell. Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori in lotta. Meritano la massima solidarietà.
Difendono il proprio futuro e un territorio contro una multinazionale senza scrupoli che ha deciso di scaricarli solo per ottenere margini di profitto più alti.

Per questo, siamo vicini ai lavoratori ed ai sindacati in lotta per mantenere la produzione in Italia, ad Atessa e faremo quanto possibile per contribuire, in ogni sede ci sarà possibile, al successo della vertenza.

È vergognoso che il ministro Calenda si schieri di fatto contro i lavoratori esigendo la sospensione dello sciopero e del blocco dei cancelli prima di convocare un tavolo al ministero con la multinazionale.

Secondo il ministro i lavoratori dovrebbero accettare supinamente di far copiare i codici per avviare le nuove linee produttive in Slovacchia rinunciando alla difesa del proprio lavoro.
Il governo PD sta dalla parte della Honeywell?

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Marco Fars, segretario regionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Carmine Tomeo, responsabile lavoro regionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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