INTENSIFICARE I CONTROLLI E PUBBLICARE ELENCHI DEROGHE. I DATI DEL CRESA CONFERMANO CHE LE MANCATE CHIUSURE, LE DEROGHE E LE RIAPERTURE RISCHIANO DI VANIFICARE LOCKDOWN. FORSE IL PROBLEMA NON SONO I “PASSEGGIATORI ABUSIVI”.

Il CRESA – Ufficio Studi dell’Agenzia per lo sviluppo della Camera di Commercio dell’Aquila sulla base della banca dati Stockview del Sistema informativo Infocamere, ci dice che in Abruzzo non sono sospese il 39% delle imprese ovvero sono a lavoro 165.841 addetti, il 38% del totale. In provincia de L’Aquila sono attivi 30.897 lavoratori; in provincia di Teramo 38.158 lavoratori; in provincia di Chieti 51.508 lavoratori; in provincia di Pescara 45.278 lavoratori.

Numeri non proprio marginali che dovrebbero porre qualche domanda sul reale impatto del Lockdown nel contenimento del contagio. Ora non conosciamo se in questo studio sono compresi i lavoratori in smart working, se a questi vanno aggiunti o sono compresi i lavoratori delle imprese, alcune migliaia, che in Abruzzo hanno chiesto deroghe alle rispettive prefetture, e sono in produzione grazie al meccanismo del silenzio assenso.

Prendendo per corretto il dato del CRESA, dobbiamo supporre che ogni giorno in Abruzzo si muovono per recarsi a lavoro 165.841 persone. A confronto, i dati forniti dalle prefetture sulle violazioni riscontrare dalle forze dell’ordine ai Dpcm e alle ordinanze dei sindaci, sono risibili.

In provincia de L’Aquila dal 11 marzo al 7 aprile sono state controllate 27.185 persone, denunciate 778, ovvero il 2,9% dei fermati, circa 28 al giorno. In provincia de L’Aquila ogni giorno 30.897 persone si recano a lavoro. In provincia di Teramo dal 12 al 7 aprile 108.564 persone controllate, 1.249 sono state denunciate ovvero 1,1%, circa 46 al giorno. In Provincia di Teramo ogni giorno 38.158 persone si recano a lavoro. In provincia di Pescara dal 10 marzo al 7 aprile 17.183 persone controllate, 987 sono state denunciate ovvero 5,7%, circa 34 al giorno. In Provincia di Pescara ogni giorno 45.278 persone si recano a lavoro. In provincia di Chieti dal 12 marzo al 6 aprile 15.102 persone controllate, 1251 sono state denunciate ovvero 6,4%, circa 37 al giorno. In Provincia di Chieti ogni giorno 51.508 persone si recano a lavoro.

Spiace che stampa e tv stiano rincorrendo le notizie sui pochissimi trasgressori, con titoli a 4 colonne o foto schiacciate, che trasformano, in assembramenti, semplicemente persone in fila alla posta o al supermercato. Nel mentre sul flusso quotidiano di persone che si recano a lavoro, sicuramente non tutte attività essenziali, è calato il silenzio. Figuriamoci sui sistemi di protezione all’interno delle fabbriche e sulla rimodulazione dei cicli produttivi. La sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro è la vera sicurezza per noi tutti.

Ribadiamo che è fondamentale che i sindaci e le Asl siano informati tempestivamente su ciascun territorio dei flussi e degli spostamenti delle persone per le produzioni essenziali e per le deroghe concesse.

Le prefetture procedano con controlli massicci su tutte le produzioni attive. Al posto di “passeggiatori”, sarebbe molto più utile mappare il movimento di migliaia di lavoratori che tutti i giorni sono obbligati a muoversi per garantire le esigenze vitali di noi tutti e probabilmente anche di troppe produzioni assolutamente non indispensabili.

Ad oggi scarseggiano dispositivi di sicurezza per operatori sanitari e medici di base, le produzioni nazionali di Dpi non soddisfano neppure le quotidiane necessità, come si può garantire quegli stessi dispositivi a chi deve recarsi a lavoro?

È vergognoso che decine di migliaia di imprese non essenziali stiano tentando di aggirare l’obbligo del fermo delle attività fregandosene altamente della salute dei propri dipendenti e dei sacrifici che l’intera comunità nazionale sta facendo per contenere il virus. Persino in provincia di Bergamo nonostante la strage in corso troppe imprese persistono in comportamenti socialmente irresponsabili.

Occorre un’operazione trasparenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (ad iniziare dagli ospedali).

È assurdo che si rendano pubblici i dati sui “passeggiatori abusivi” e non quelli relativi ai controlli sulle imprese (che non sono solo pub ed esercizi commerciali) e alle deroghe richieste.

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

BUSSI: PREOCCUPANTI DICHIARAZIONI MINISTRO SU SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO, RICOMINCIAMO DA CAPO?

Non abbiamo fatto in tempo a esprimere soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato che sono arrivate le dichiarazioni del ministro Sergio Costa a raggelarci confermando le preoccupazioni che avevamo espresso nel nostro comunicato.

Infatti il ministro – come temevamo – ha scritto sulla sua pagina facebook* che sarà la Edison che dovrà fare la bonifica e che i 50 milioni già stanziati saranno utilizzati altrove.

Si tratta di affermazioni gravissime che speriamo nascano da scarsa conoscenza della vicenda, cattiva informazione da parte di qualche dirigente ministeriale o da un errore del suo ufficio stampa. Questa superficialità lascia interdetti trattandosi di quella che è stata definita “la più grande discarica chimica d’Europa”.

Ci batteremo con tutte le nostre forze al fianco del Comune di Bussi per far cambiare al Ministro e al governo posizione.

La strada indicata dal ministro infatti implica che si ricominci tutto dall’inizio perdendo tempo e consentendo e alla Edison di riproporre un suo progetto, quello del tombamento delle discariche perchè costa meno.

Ribadiamo che il progetto di bonifica già c’è, è stata espletata e aggiudicata una gara. Da circa due anni il Ministero deve solo firmare il contratto. Proceda subito e poi mandi il conto alla Edison.

In questa battaglia per fare subito e bene non bisogna lasciare solo il Comune di Bussi intorno al quale invitiamo tutta la società abruzzese sana e le istituzioni a unirsi come facemmo per il terzo traforo del Gran Sasso, il Centro Oli e Ombrina.

Chi scrive rivelò nel 2007 con una interrogazione parlamentare che veniva erogata a centinaia di migliaia di persone acqua da pozzi contaminati e portò per la prima volta una commissione parlamentare a Bussi. Il Ministro sappia che in Abruzzo ci sono persone competenti e combattive che non accetteranno di essere prese in giro su una tragedia che è già costata tantissimo alla nostra comunità.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista

* “La Edison si attivi immediatamente per le bonifiche. Adesso vigileremo e ci renderemo parte attiva affinché Edison nel più breve tempo possibile inizi le attività di bonifica e potremo re-investire i 50 milioni per altre operazioni di messa sicurezza del nostro Paese”

 

 

RIFONDAZIONE SCRIVE AI 4 PREFETTI. OLTRE MILLE DEROGHE RICHIESTE: COSÌ SI VANIFICA LOCKDOWN.

RENDERE PUBBLICI ELENCHI AZIENDE IN PRODUZIONE CON E SENZA DEROGHE.

SINDACI E ASL ABBIANO PIENA CONTEZZA DEGLI SPOSTAMENTI SUI PROPRI TERRITORI. Rifondazione Comunista ha scritto ai prefetti di Chieti, Pescara, Teramo e L’Aquila in merito alla riapertura di oltre 1000 aziende in Abruzzo in deroga a quanto previsto dal DPCM del 25 marzo 2020.

Rifondazione Comunista chiede che i prefetti rendano immediatamente pubblici gli elenchi delle aziende attive, ovvero ricomprese nei codici ATECO del DPCM 25 marzo (“produzioni essenziali”) e soprattutto di quelle che nelle ultime due settimane hanno richiesto deroghe per riaprire. I sindaci e le Asl siano informati tempestivamente su ciascun territorio dei flussi e degli spostamenti delle persone per le produzioni essenziali e per le deroghe concesse. Le prefetture procedano con controlli massicci su tutte le produzioni attive. Al posto di App fantasiose per controllare chi porta a spasso il cane, della quotidiana caccia mediatica ai “passeggiatori”, sarebbe molto più utile mappare il movimento di migliaia di lavoratori che tutti i giorni sono obbligati a muoversi per garantire le esigenze vitali di noi tutti e probabilmente anche di troppe produzioni assolutamente non indispensabili.

L’elenco dei Codici ATECO prevede già maglie estremamente larghe, a titolo di esempio le fabbriche di armi (a Cameri si continuano ad assemblare F35) e dell’aerospazio sono attive senza bisogno di deroghe.  Inoltre il meccanismo delle deroghe, attraverso il silenzio assenso, sta consentendo riaperture ben oltre le produzioni essenziali.  La farraginosità delle procedure, l’inadeguatezza delle prefetture su tale materia, il ritardo nell’attivazione dei tavoli con le parti sociali, la difficoltà dei controlli e le furbizie delle aziende nel giocare con i codici ATECO, rischiano di compromettere le misure di distanziamento sociale, unico argine al diffondersi del virus. Esempio evidente il caso della Dayco di Manoppello.

Se si chiede la riattivazione aziendale per codici ATECO marginali rispetto alle produzioni principali, va ridotta proporzionalmente sia la presenza dei lavoratori, sia il numero di ore settimanali lavorate, in base al peso in azienda di quello specifico codice ATECO, salvo la riconversione di produzione. Questo vuol dire essere seri, il resto è irresponsabilità. Ad oggi scarseggiano dispositivi di sicurezza per operatori sanitari e medici di base, le produzioni nazionali di Dpi non soddisfano neppure le quotidiane necessità, come si può garantire quegli stessi dispositivi a chi deve recarsi a lavoro in fabbrica?

Rifondazione Comunista ribadisce che servono risorse urgenti per il sostegno al reddito dei lavoratori visibili e invisibili, e servono risorse immediate per il sostegno alle piccole e piccolissime imprese che sono predominanti nel nostro tessuto economico. I ritardi di Governo e Regione stanno di fatto mettendo artigiani e piccoli imprenditori nelle condizioni di dover scegliere tra la salute di sé stessi e dei propri dipendenti, e il fallimento delle proprie aziende. Dall’altra parte le grandi imprese hanno tutte le capacità per poter sopperire ad un mese di fermo e provvedere alla propria ristrutturazione aziendale, visti gli enormi dividendi che negli ultimi anni hanno accumulato. Di fronte al virus non siamo tutti uguali, perché già prima le differenze erano evidenti. Ora la forbice delle disuguaglianze si allargherà ulteriormente. È il momento che la Banca centrale Europea apra il proprio portafoglio, lo ha fatto dal 2009 per il salvataggio delle banche può farlo per salvare i lavoratori europei.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo

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