NON SPACCIAMO LUCCIOLE PER LANTERNE. CHI GOVERNA CON IL PD DI D’ALFONSO IN REGIONE COME A PESCARA È DALLA PARTE OPPOSTA DELLA SINISTRA DI CUI ABBIAMO BISOGNO

Anche in Abruzzo si sono tenute assemblee indette da Mdp, Sinistra Italiana, Possibile per dare vita ad un nuovo soggetto politico di centrosinistra che, come dice D’Alema, non è in alternativa nè al Pd nè a Renzi: “se avremo una forza consistente costringeremo il Pd a dialogare con noi”. Più chiaro di così!

L’operazione messa in campo ha più a che fare con i regolamenti di conti all’interno del PD che con la costruzione di una reale alternativa politica. Un’operazione da ceto politico condotta da gruppi parlamentari in gran parte compromessi con le politiche di attacco ai diritti sociali e del lavoro di questi anni, un’operazione destinata a cambiare nulla di nulla.

In Italia e in Abruzzo c’è bisogno di ricostruire un polo di sinistra antiliberista, alternativo a Pd, destra, M5S.  La sinistra di cui abbiamo bisogno è quella alternativa al PD di D’Alfonso. È certo che chi governa insieme a D’Alfonso, e con il PD dalfonsiano a Pescara, non può rappresentare la sinistra.

Un polo di sinistra sta dalla parte del mondo del lavoro, degli sfruttati, di chi lotta in difesa dei diritti di cittadinanza sociale, del diritto all’ambiente e alla salute, della scuola e sanità pubblica, contro la guerra. In una parola la sinistra o si batte per l’applicazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione o non è sinistra.

Sabato 18 novembre dal Teatro Italia di Roma è stato lanciato da movimenti, comitati di lotta e realtà di base della rete “Potere al popolo”, un percorso di cui anche Rifondazione Comunista è parte per la costruzione – insieme a forze sociali e politiche – di una lista popolare, di sinistra, antiliberista da presentare alle prossime elezioni politiche. Vogliamo costruire una sinistra popolare con chi lotta non con chi siede in giunta con D’Alfonso e ne ha condiviso programmi, metodi e candidature.

È tempo di non prendere più in giro i cittadini e di non scambiare lucciole per lanterne. La sinistra che vogliamo non siede sulle stesse poltrone occupate da D’Alfonso e i suoi vassalli.

 

Marco Fars

Segretario Regionale PRC-SE Abruzzo

Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC-SE Pescara

Video appello di lancio dell’assemblea del 18 novembre

 

HONEYWELL GARRETT: PRENDI I SOLDI E SCAPPA!

DOPO L’ITALIA LA HONEYWELL PRONTA A SPREMERE I LAVORATORI E LE CASSE DELLA SLOVACCHIA. SERVE UN SALARIO MINIMO EUROPEO PER FERMARE LE DELOCALIZZAZIONI

Comunicato stampa 16 novembre 2017

Ieri è stata data la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere ma che al tempo stesso è arrivata annunciata: la Honeywell Garrett chiude lo stabilimento di Atessa per fare le stesse produzioni in Slovacchia, dalla quale la multinazionale americana ha ricevuto quasi 20 milioni di euro.

 

Ecco le motivazioni della delocalizzazione: andare ad arraffare soldi pubblici in un altro Stato, dopo aver ricevuto milioni di euro in Italia. Parliamo di cifre enormi: oltre 4,5 miliardi di lire nel 1999 grazie ai benefici della Legge 64 del 1986; di una serie di finanziamenti con la famosa Legge 488, per un ammontare complessivo di circa 4,5 milioni di euro; 1,8 milioni di euro per credito d’imposta sfruttando la Legge 388; qualcosa come un miliardo di euro di esenzioni fiscali, beneficiate dal 1992 al 2002.

 

Ora ha deciso di andare a spremere più intensamente lavoratori laddove dove minori sono i diritti garantiti. Quando la politica delinea un sistema di regole che favoriscono il capitale e umiliano il lavoro, i casi come Honeywell o Golden Lady continueranno a verificarsi.

 

Con l’allargamento dell’Unione Europea a est bisognava introdurre un salario minimo europeo per evitare una concorrenza al ribasso tra lavoratori. Per contrastare le delocalizzazioni bisognava introdurre una legge che prevedesse che le imprese restituiscano quanto ricevuto prima di andarsene.

 

E c’è bisogno di politiche industriali e di un ruolo dello Stato a cui pare altri – vedi Francia o Germania – non rinunciano.

 

È chiaro, quindi, che non si può pretendere che i lavoratori possano da soli reggere l’urto di una delocalizzazione imposta in maniera tanto infame. I lavoratori della Honeywell hanno resistito due mesi, con uno sciopero ad oltranza e presidi permanenti. Non si poteva chiedere di più.

 

I soggetti politici e sociali, ora, non abbassino il sipario sulla vertenza Honeywell: ora c’è da trovare soluzioni che garantiscano produzioni in grado di assorbire almeno i posti di lavoro che la Honeywell sta buttando via. E soprattutto, che i lavoratori non vengano lasciati al loro destino, come già accaduto ai lavoratori della Golden Lady di Gissi.

 

Marco FARS, segretario regionale PRC-SE

Carmine TOMEO. Responsabile lavoro regionale PRC-SE

 

TROPPE PERSONE SENZA CASE TROPPE CASE SENZA PERSONE L’UNIONE INQUILINI SCRIVE AI PREFETTI E AI SINDACI DI PESCARA, CHIETI, L’AQUILA E TERAMO

SUBITO LA RICOGNIZIONE DEGLI IMMOBILI PUBBLICI E PRIVATI, VUOTI E IN DISUSO DA DESTINARE AI FINI ABITATIVI!

Comunicato stampa 31 ottobre 2017

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista rilanciano la proposta di riutilizzo degli immobili pubblici e privati vuoti o in disuso per fini abitativi, attraverso il recupero e l’autorecupero, attuando e rendendo l’intervento strutturale, in base a quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge “Sblocca Italia” n.164/2014 e dalla circolare del Ministro dell’Interno del 1 settembre 2017.

Dopo la giornata di mobilitazione nazionale “SFRATTI ZERO” dello scorso 10 ottobre, nei giorni scorsi l’Unione Inquilini ha inviato una lettera ai prefetti delle 4 province abruzzesi e ai sindaci di Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo invitando i prefetti in tempi brevi e con la massima trasparenza e pubblicità a dare seguito alla circolare del 1 settembre 2017, emessa dal Ministro dell’Interno nella parte in cui invita che i prefetti, i sindaci e la regione a provvedere tempestivamente alla mappatura degli immobili pubblici e privati inutilizzati e in disuso, da poter riutilizzare in alloggi per affrontare la precarietà abitativa e, anche, di prevedere la possibilità di dedicare a questa finalità immobili sequestrati alla grande criminalità organizzata, che purtroppo non mancano nelle nostre province.

Inoltre si chiede di valutare l’applicazione di quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge 164/2014 (“legge Sblocca Italia”) in materia di utilizzo di immobili del demanio civile e militare da destinare prioritariamente ai fini di edilizia residenziale pubblica attraverso il recupero o l’autorecupero, da assegnare alle famiglie collocate nelle graduatorie o con sfratto per morosità incolpevole.

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista ribadiscono la necessità di istituire commissioni per la graduazione delle esecuzioni di sfratto, con tutti i soggetti istituzionali e le parti sociali, al fine di rendere operativo un percorso efficace e reale di accompagnamento sociale, che impedisca l’esecuzione dello sfratto senza il passaggio da casa a casa.

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista   ritengono urgente un rovesciamento delle politiche nazionali sulla casa: è urgente un piano nazionale per l’edilizia popolare pubblica, senza consumo di nuovo suolo. È vergognoso e criminale che, ubriacati dalle politiche di austerità che hanno favorito solo le speculazioni dei furbetti del mattone, governo e regioni abbiano risposto agli sfratti e alle 650.000 famiglie nelle graduatorie: con l’azzeramento del fondo contributo affitto, con la riduzione nel 2017 a soli 11 milioni di euro disponibili del fondo morosità incolpevole; con l’assenza completa di programmi di aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

È necessario abbandonare le politiche emergenzialiste e smettere di soffiare sul fuoco della disperazione alimentando guerre tra poveri, al contrario, occorre attivare i pochi strumenti normativi che abbiamo puntualmente indicato. Continuare a tergiversare e non voler minimamente intaccare la rendita e la speculazione immobiliare vorrebbe dire essere parte del problema e non della soluzione.

La lettera inviata a prefetti e sindaci di Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila

Walter Rapattoni

Unione Inquilini – Segreteria Nazionale

 Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC Federazione di Pescara

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