HONEYWELL GARRETT: PRENDI I SOLDI E SCAPPA!

DOPO L’ITALIA LA HONEYWELL PRONTA A SPREMERE I LAVORATORI E LE CASSE DELLA SLOVACCHIA. SERVE UN SALARIO MINIMO EUROPEO PER FERMARE LE DELOCALIZZAZIONI

Comunicato stampa 16 novembre 2017

Ieri è stata data la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere ma che al tempo stesso è arrivata annunciata: la Honeywell Garrett chiude lo stabilimento di Atessa per fare le stesse produzioni in Slovacchia, dalla quale la multinazionale americana ha ricevuto quasi 20 milioni di euro.

 

Ecco le motivazioni della delocalizzazione: andare ad arraffare soldi pubblici in un altro Stato, dopo aver ricevuto milioni di euro in Italia. Parliamo di cifre enormi: oltre 4,5 miliardi di lire nel 1999 grazie ai benefici della Legge 64 del 1986; di una serie di finanziamenti con la famosa Legge 488, per un ammontare complessivo di circa 4,5 milioni di euro; 1,8 milioni di euro per credito d’imposta sfruttando la Legge 388; qualcosa come un miliardo di euro di esenzioni fiscali, beneficiate dal 1992 al 2002.

 

Ora ha deciso di andare a spremere più intensamente lavoratori laddove dove minori sono i diritti garantiti. Quando la politica delinea un sistema di regole che favoriscono il capitale e umiliano il lavoro, i casi come Honeywell o Golden Lady continueranno a verificarsi.

 

Con l’allargamento dell’Unione Europea a est bisognava introdurre un salario minimo europeo per evitare una concorrenza al ribasso tra lavoratori. Per contrastare le delocalizzazioni bisognava introdurre una legge che prevedesse che le imprese restituiscano quanto ricevuto prima di andarsene.

 

E c’è bisogno di politiche industriali e di un ruolo dello Stato a cui pare altri – vedi Francia o Germania – non rinunciano.

 

È chiaro, quindi, che non si può pretendere che i lavoratori possano da soli reggere l’urto di una delocalizzazione imposta in maniera tanto infame. I lavoratori della Honeywell hanno resistito due mesi, con uno sciopero ad oltranza e presidi permanenti. Non si poteva chiedere di più.

 

I soggetti politici e sociali, ora, non abbassino il sipario sulla vertenza Honeywell: ora c’è da trovare soluzioni che garantiscano produzioni in grado di assorbire almeno i posti di lavoro che la Honeywell sta buttando via. E soprattutto, che i lavoratori non vengano lasciati al loro destino, come già accaduto ai lavoratori della Golden Lady di Gissi.

 

Marco FARS, segretario regionale PRC-SE

Carmine TOMEO. Responsabile lavoro regionale PRC-SE

 

TROPPE PERSONE SENZA CASE TROPPE CASE SENZA PERSONE L’UNIONE INQUILINI SCRIVE AI PREFETTI E AI SINDACI DI PESCARA, CHIETI, L’AQUILA E TERAMO

SUBITO LA RICOGNIZIONE DEGLI IMMOBILI PUBBLICI E PRIVATI, VUOTI E IN DISUSO DA DESTINARE AI FINI ABITATIVI!

Comunicato stampa 31 ottobre 2017

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista rilanciano la proposta di riutilizzo degli immobili pubblici e privati vuoti o in disuso per fini abitativi, attraverso il recupero e l’autorecupero, attuando e rendendo l’intervento strutturale, in base a quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge “Sblocca Italia” n.164/2014 e dalla circolare del Ministro dell’Interno del 1 settembre 2017.

Dopo la giornata di mobilitazione nazionale “SFRATTI ZERO” dello scorso 10 ottobre, nei giorni scorsi l’Unione Inquilini ha inviato una lettera ai prefetti delle 4 province abruzzesi e ai sindaci di Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo invitando i prefetti in tempi brevi e con la massima trasparenza e pubblicità a dare seguito alla circolare del 1 settembre 2017, emessa dal Ministro dell’Interno nella parte in cui invita che i prefetti, i sindaci e la regione a provvedere tempestivamente alla mappatura degli immobili pubblici e privati inutilizzati e in disuso, da poter riutilizzare in alloggi per affrontare la precarietà abitativa e, anche, di prevedere la possibilità di dedicare a questa finalità immobili sequestrati alla grande criminalità organizzata, che purtroppo non mancano nelle nostre province.

Inoltre si chiede di valutare l’applicazione di quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge 164/2014 (“legge Sblocca Italia”) in materia di utilizzo di immobili del demanio civile e militare da destinare prioritariamente ai fini di edilizia residenziale pubblica attraverso il recupero o l’autorecupero, da assegnare alle famiglie collocate nelle graduatorie o con sfratto per morosità incolpevole.

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista ribadiscono la necessità di istituire commissioni per la graduazione delle esecuzioni di sfratto, con tutti i soggetti istituzionali e le parti sociali, al fine di rendere operativo un percorso efficace e reale di accompagnamento sociale, che impedisca l’esecuzione dello sfratto senza il passaggio da casa a casa.

L’Unione Inquilini e Rifondazione Comunista   ritengono urgente un rovesciamento delle politiche nazionali sulla casa: è urgente un piano nazionale per l’edilizia popolare pubblica, senza consumo di nuovo suolo. È vergognoso e criminale che, ubriacati dalle politiche di austerità che hanno favorito solo le speculazioni dei furbetti del mattone, governo e regioni abbiano risposto agli sfratti e alle 650.000 famiglie nelle graduatorie: con l’azzeramento del fondo contributo affitto, con la riduzione nel 2017 a soli 11 milioni di euro disponibili del fondo morosità incolpevole; con l’assenza completa di programmi di aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

È necessario abbandonare le politiche emergenzialiste e smettere di soffiare sul fuoco della disperazione alimentando guerre tra poveri, al contrario, occorre attivare i pochi strumenti normativi che abbiamo puntualmente indicato. Continuare a tergiversare e non voler minimamente intaccare la rendita e la speculazione immobiliare vorrebbe dire essere parte del problema e non della soluzione.

La lettera inviata a prefetti e sindaci di Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila

Walter Rapattoni

Unione Inquilini – Segreteria Nazionale

 Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC Federazione di Pescara

TROPPE PERSONE SENZA CASE TROPPE CASE SENZA PERSONE GIORNATA INTERNAZIONALE “SFRATTI ZERO”

Il 10 ottobre è dal 2012 in Italia la Giornata Nazionale Sfratti Zero che si inserisce all’interno del mese internazionale Sfratti Zero, promossa da 15 anni dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti (www.habitants.org). In Italia siamo giunti alla VI edizione.

Si tratta di un evento nell’ambito della lotta per il diritto alla casa che non ha eguali in Italia e che ogni anno intende, con un’azione coordinata, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione sfratti e più in generale sulla precarietà abitativa, denunciando come in Italia da parte del Governo, di Regioni e Comuni la questione abitativa non è intesa come una priorità nell’agenda politica. Eppure in Italia i dati sono terrificanti: nel solo 2016, ultimo dato ufficiale disponibile le sentenze di sfratto sono state 61.718 e di queste ben 54.829 per morosità incolpevole, le richieste di esecuzione sono state 158.720, gli sfratti eseguiti con la forza pubblica sono stati 35.336.

La provincia di Pescara è una tra le province con il più alto rapporto tra sentenze di sfratto e famiglie abitanti, una sentenza ogni 219 famiglie ovvero una sentenza di sfratto ogni 42 famiglie in locazione. Questa è la situazione nelle altre province: Modena a una sentenza di sfratto ogni 172 famiglie ovvero ogni 34 famiglie in locazione; Barletta/Andria/Trani 1/181 ovvero una sentenza di sfratto ogni 36 famiglie in locazione; Imperia:1/234 ovvero una sentenza di sfratto ogni 46 famiglie in locazione; Prato: 1/237 ovvero una sentenza di sfratto ogni 47 famiglie in locazione; Savona: 1/239 ovvero una sentenza di sfratto ogni 48 famiglie in locazione; Torino: 1/ 241 ovvero una sentenza di sfratto ogni 48 famiglie in locazione; Cosenza: 1/251 ovvero una sentenza di sfratto ogni 50 famiglie in locazione; Taranto: 1/267 ovvero una sentenza di sfratto ogni 53 famiglie in locazione; Rimini: 1/ 276 ovvero una sentenza di sfratto ogni 55 famiglie in locazione; Roma: 1/ 279 ovvero una sentenza di sfratto ogni 56 famiglie in locazione. Si tratta di dati che con tutta evidenza parlano di una questione nazionale non solo riferibile alle sole grandi aree urbane.

Il Governo, le Regioni e i Comuni hanno risposto agli sfratti e alle 650.000 famiglie nelle graduatorie, con l’azzeramento del fondo contributo affitto, con la riduzione nel 2017 a soli 11 milioni di euro disponibili del fondo morosità incolpevole; con l’assenza completa di programmi di aumento dell’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica: l’emergenza delle palazzine di Via Lago di Borgiano è un caso emblematico.

L’Unione inquilini e Rifondazione Comunista rilanciano la proposta di riutilizzo degli immobili pubblici e privati ad uso abitativo, attraverso il recupero e l’autorecupero. attuando e rendendo l’intervento strutturale, in base a quanto previsto dalla quanto previsto dall’articolo 26 commi 1 e 1bis della legge sblocca Italia e dalla circolare del Ministro Minniti del 1 settembre 2017. È quindi necessario abbandonare le politiche emergenzialiste, le guerre tra poveri, fino ad oggi attuate che hanno solo portato ad uno spreco immane di risorse pubbliche senza intaccare minimamente la domanda che viene dal fabbisogno reale.

Nella nostra regione e nella nostra provincia, di fronte ad uno spropositato patrimonio immobiliare vuoto frutto della speculazione edilizia, è raccapricciante il tentativo di trasformare ad uso abitativo garage e cantine, luoghi altamente rischiosi in caso di alluvioni. Servono al contrario azioni concrete, introducendo una tassazione fortissima e progressiva per gli immobili sfitti, con la possibilità per i sindaci di poter attivare lo strumento della requisizione nelle situazioni di più acuta sofferenza abitativa.  Per rispondere al bisogno di centinaia di famiglie non abbiamo bisogno di sanatorie per i soliti furbetti.

 

Walter Rapattoni

Unione Inquilini – Segreteria Nazionale

Corrado Di Sante

Segretario Provinciale PRC Federazione di Pescara

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